Filomena Guzzo


Bio
Filomena Guzzo è un’artista e designer eclettica che lavora sulla linea sottile tra sogno e realtà, attraverso un linguaggio che attraversa arte, moda e design. Da vent’anni collabora con Zoom on Fashion Trends, rivista specializzata nel settore tendenze, per il progetto editoriale The Materials’ Green Book e i quaderni tendenze, ed è docente di comunicazione e tendenze moda presso accademie e scuole di settore a Milano, Bologna, Firenze e Parigi.
Le sue installazioni sono eventi sensoriali totali: ambienti abitabili, costruiti con materiali di recupero, pensati per coinvolgere chi li attraversa in un’esperienza collettiva di bellezza e rigenerazione. Il suo lavoro è stato selezionato tra i finalisti del RoPlastic Prize di Rossana Orlandi al Fuorisalone di Milano e della Paratissima Think Big Arte Fiera di Bologna, ed è stato presentato in occasione di eventi internazionali di moda sostenibile a Parigi, Los Angeles e Hong Kong
La ricerca resta sempre la base verso l’altezza dei sogni.
Le opere a FuoriMuseo 2026
DOVE: Galleria via Santa Maria della Strada; Largo Fosse, lato via della Costituente
Le tre opere di Filomena Guzzo presentate a FuoriMuseo appartengono a due progetti che condividono la stessa urgenza: restituire dignità poetica alla materia di scarto e all’atto umano, in opposizione all’artificiale e all’algoritmico.
B(L)oom
Un giardino sospeso ecosostenibile costruito a partire da plastica e scarti industriali. Il titolo gioca sul doppio significato: il Boom distruttivo dell’azione umana si trasforma in Bloom, fioritura. Ispirata al capitolo Rievocazione di Eckhart Tolle, l’opera immagina il primo fiore che nasce da una montagna di rifiuti riscaldata dal sole — giardini sospesi, libellule, luce. Non c’è nulla di artificiale, se non i materiali di partenza: le fotografie documentano un’esperienza fisica realmente vissuta da esseri umani dentro un paesaggio post-naturale.

Wi-Fi e Camera con vista — dalla serie Home Made Doll
Due opere che ruotano attorno agli stessi temi di B(L)oom: la dicotomia tra distruzione e creazione, tra artificiale e organico, tra immagine simulata e atto poetico reale. La serie Home Made Doll esplora il corpo come luogo di resistenza e reinvenzione, costruito con le mani, non generato da un algoritmo.


